Home

di Paolo Cacciari*

Vent’uno diverse associazioni non profit che si occupano di salute e medicina, epidemiologia ed assistenza sanitaria, alimentazione e ambiente, tra cui i Medici per l’ambiente e l’Osservatorio e metodi per la salute dell’università Bicocca, la Società italiana per la qualità dell’assistenza e Medicina democratica, il Segretariato italiano studenti in medicina e Giù le mani dai bambini, il People’s Health Movement e, tra le ultime nate, Slow Medicine hanno elaborato una Carta e dato vita ad una Rete per la Sostenibilità e la Salute (questo è il loro sito internet http://www.sostenibilitaesalute.org).

La loro idea è che il benessere psicofisico delle persone non dipenda tanto dalla quantità di medicine che trangugiamo, dalla mole di ospedali che costruiamo e nemmeno dalla quota di Prodotto interno lordo che destiniamo alla “spesa sanitaria”, quanto piuttosto dai “determinati sociali e ambientali”, dagli stili di vita, dalla qualità delle relazioni umane di cui siamo parte.

Il modello vigente di Servizio Sanitario Nazionale invece è ossessionato dalle prestazioni, spesso inappropriate, spinto dalle case farmaceutiche alla medicalizzazione di ogni tipo di disturbo, condizionato dalla superspecializzazione medica con il risultato di inibire quel poco di capacità di resilienza autonoma che ancora rimane in capo alle persone. Peggio, siamo abituati a considerare un diritto la cura e non invece la possibilità di vivere e lavorare in condizioni salubri, rispettose dei ritmi biologici di ogni persona, in un’ottica di “unità delle tutele”.

La Carta della rete delle associazioni (alla quale possono aderire singoli e associazioni) propone “forme di organizzazione e di gestione dei servizi sanitari basate sull’assistenza primaria e sull’integrazione con i servizi e le reti sociali”, in modo tale da “porre l’attenzione sulla salutogenesi piuttosto che sulla malattia”. Tra gli obiettivi quello di porre limiti più rigorosi al marketing di prodotti sanitari e alimentari, a partire dagli alimenti e le bevande per lattanti, bambini e adolescenti, e favorire l’adozione di una legislazione che obblighi alla trasparenza tutte le transazioni tra l’industria biomedica e alimentare e i professionisti della salute. “La salute dovrebbe essere intesa come bene comune di cui prendersi cura – ci dice Jean-Louis Aillon, portavoce della Rete, del Movimento per la decrescita felice –, attraverso una partecipazione attenta, continua e responsabile. Oggi più che mai, curare significa prendersi cura del pianeta su cui viviamo”.

* Paolo Cacciari è autore diPensare la decrescita. Sostenibilità ed equità (Carta/Intra Moenia), Decrescita o barbarie (Carta) e tra gli autori di La società dei beni comuni (Ediesse). Questo articolo viene pubblicato anche su Left. Altri articoli di Cacciari sono qui.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...