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COMUNICATO 06.12.2015

IL GOVERNO FA BENE A TEMERE IL REFERENDUM MA SI GUARDI BENE DAL TOCCARLO

Il dado è quasi tratto. Una volta che la Corte Costituzionale si sarà pronunciata sulla sua ammissibilità, il referendum diverrà realtà.

Dopo i sei “sì” della Corte di Cassazione, Renzi e il Governo temono che il fronte delle 200 associazioni, che ha spinto ben 10 Assemblee elettive regionali a chiedere il referendum, abbia ora la forza necessaria per raggiungere il quorum previsto dalla legge e la capacità di far esplodere lo scontro istituzionale tra Stato e Regioni, mettendo Renzi in minoranza.

Attendiamo fiduciosi il 13 gennaio, confidando nel giudizio positivo della Consulta, con l’attenzione rivolta alla nomina dei tre nuovi “togati”; nomine che, per ovvie ragioni sono, più che mai adesso, fonte di ansia per il Governo.

Sarà la Corte, infatti, nella sua composizione “rinnovata” a doversi esprimere su tutta una serie di questioni dolenti e decisive per le sorti del Paese: Italicum, Riforma del Lavoro, Cattiva Scuola, Sblocca Italia, ecc..

Il referendum no triv è riuscito in una missione considerata finora impossibile: fare da collante tra forze eterogenee ma accomunate da una diversa idea della politica e del Paese, persone diverse tra loro ma tutte colpite da politiche che in pochi mesi hanno inferto un duro colpo ai pilastri del welfare e della sicurezza sociale.

Mai così debole nei sondaggi, Renzi teme che venga messa in discussione non solo la Strategia Energetica Nazionale quanto la sua stessa leadership e per questo è disposto a passar sopra a ben otto Governatori espressione del suo stesso partito, ben sapendo che Emiliano e gli altri Presidenti di regione dovranno confrontarsi, nei rispettivi territori, con un’opinione pubblica e con un elettorato diffusamente no triv, a differenza del Presidente del Consiglio che potrà invece starsene rinchiuso, al sicuro, nella torre d’avorio di Palazzo Chigi, ben guardandosi da insidiose trasferte in terra non amica (forfait alla Fiera del Levante docet).

Dopo il “Sì” della Cassazione, il Governo è intenzionato a correre ai ripari, tentando di modificare in extremis le norme oggetto dei quesiti referendari, lasciando tuttavia inalterato l’impianto dell’art. 38 dello Sblocca Italia. A questo stanno già lavorando alacremente i tecnici del Ministero dell’Ambiente e del Mise, allertati dai rispettivi ministri, Galletti e Guidi, gli stessi che nei fatti disapplicarono il Decreto Prestigiacomo per le trivellazioni in mare.

Il Governo pare aver imboccato la scorciatoia della mediazione al ribasso, del decreto natalizio, di poca sostanza e di facciata. Ove ciò dovesse portare all’adozione di un atto normativo strumentale, sarebbe l’ennesimo scandalo, l’ennesimo atto che macchia la fedina democratica, tutto fuorché immacolata, del Governo.

Eludere il referendum sarebbe un atto eversivo, violento e di grave irresponsabilità politica: impedire proditoriamente ai cittadini di esprimersi attraverso il voto alimenterebbe l’attuale clima di generalizzata sfiducia nelle istituzioni, invelenirebbe ulteriormente il clima sociale e politico.

Alle provocazioni del Governo il movimento no triv risponderà rilanciando uno, dieci, cento referendum e riempiendo, assieme ad altri soggetti ed organizzazioni del mondo del lavoro, della scuola, del volontariato, dei senza diritto e dei diseredati, ecc., le piazze di tutta Italia.

In ultimo, schivare il referendum con un decreto-truffa non sarà cosa affatto semplice. Sul punto la giurisprudenza della Corte è stata finora molto chiara: a mo’ di missile intelligente, i quesiti referendari continueranno ad inseguire le nuove norme a meno che le stesse – cosa alquanto improbabile – non vadano a produrre i medesimi effetti dell’abrogazione tout court.

Se queste sono le premesse, Palazzo Chigi ha messo in preventivo un possibile innalzamento del livello di conflittualità sociale, in un Paese già provato dalla crisi, con tutto ciò che potrebbe conseguirne? Il mondo dell’associazionismo ha scelto da sempre la pratica del confronto, puntando a consolidare il rapporto tra le istituzioni e i cittadini ma, evidentemente, questo obiettivo non è nelle corde dell’Esecutivo.

Il movimento no triv non si lascerà intimidire e rilancerà con fermezza, responsabilità e determinazione la sfida referendaria contro coloro che vogliono devastare e saccheggiare il Paese, privare i cittadini del diritto di voto – perché di questo si tratta – ed imporre al contempo un regime intrinsecamente autoritario e liberticida.

Continuerà a servire la Repubblica, offesa, ferita e vilipesa da una classe politica e dirigente irresponsabile, mediocre, inadeguata e spesso priva di ogni competenza, come dimostrano le dichiarazioni di un Ministro che ignora il significato di transizione energetica, che teme di dover rottamare la propria auto in caso di vittoria del “Sì” al referendum e che dimentica di essere Ministro dell’Ambiente di una nazione che vive il paradosso di essere al contempo prima al mondo per biodiversità con le sue 7.000 differenti specie vegetali, 58.000 specie animali, con i suoi 140 diversi tipi di grano e 1.800 vigneti spontanei -in mezzo ai quali lo Sblocca Italia prevede che chiunque possa tranquillamente trivellare- e di essere al contempo il Paese in cui le attività impattanti sull’ambiente scaricano costi sui bilanci di imprese e famiglie per oltre 48 miliardi di euro l’anno, pari a più del 3% del P.I.L..

Sappia il Ministro Galletti che il referendum punta a perseguire l’obiettivo del divieto di nuove attività legate a gas e petrolio nelle acque territoriali e di una moratoria nel rilascio di nuovi permessi, nelle acque internazionali e su terra ferma, in attesa che si definisca una normativa più restrittiva a livello sia nazionale sia internazionale anche per evitare che nel Mediterraneo ed in ogni angolo del Pianeta si ripetano incidenti simili a quello che venerdì scorso ha provocato 32 vittime su una piattaforma petrolifera nel Mar Caspio o che nel 1988 causò la morte di 167 persone nel Mare del Nord.

Guardando poi al medio periodo nell’ottica della transizione e della decarbonizzazione, tra quindici anni saremo in grado di sfruttare al meglio il potenziale di tecnologie “pulite” che già oggi sono disponibili.

Il referendum di primavera è una grande conquista democratica e il Governo non può disporne. Dovesse farlo, il movimento no triv continuerà a lavorare, come e più di prima, con tutte le forze che hanno come obiettivo difendere la democrazia, il lavoro e la libertà nel nostro Paese.

Renzi fa bene a temere il referendum ma si guardi bene dal toccarlo; a difenderlo ci saranno i cittadini attivi e responsabili di questo Paese, sempre più numerosi e sempre più decisi a difendere i diritti e la democrazia.

Roma, 6 dicembre 2015

Coordinamento Nazionale No Triv

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Email: info@notriv.com

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Facebook: Coordinamento Nazionale No Triv

Twitter: @triv_no

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